La festa di Navruz (dal persiano “Nuovo giorno”) si celebra in Oriente il 21 marzo, nel giorno dell’equinozio di primavera. La durata del giorno e della notte è la stessa – 12 ore. Il 21 marzo la Terra entra in un periodo di uguaglianza astronomica globale. Inoltre, in questo giorno le stagioni si alternano tra gli emisferi: se nell’emisfero australe arriva l’autunno, in quello boreale arriva la primavera.
Il giorno principale della festa è il primo, il 21 marzo. In questo giorno è consuetudine imbandire una tavola festiva e offrire a tutti i propri conoscenti, vicini e a chiunque si incontri i piatti del “Capodanno”, tra i quali i principali sono Khalis e Sumalak (preparati solo una volta all’anno, per Navruz). Il Khalis è preparato con sette tipi di cereali con l’aggiunta di carne, tutti cotti fino a diventare una massa omogenea. Il sumalak è preparato con chicchi di grano germogliati, con l’aggiunta di farina e zucchero. Si inizia a cucinare questi complessi piatti alla vigilia della festa. Tutte le donne di una grande famiglia o della comunità (nelle moderne condizioni dei palazzi – le vicine) si riuniscono attorno a grandi calderoni e rimestano il piatto per tutta la notte affinché non bruci sul fuoco di legna. Spesso, sul fondo del calderone si mette una manciata di piccoli ciottoli, non come condimento, naturalmente, ma perché rimestando si macini meglio e il denso piatto rituale non si attacchi. Si ritiene che se a qualcuno capita accidentalmente un “sassolino fortunato”, allora la fortuna lo attenderà sicuramente nel nuovo anno. Affinché il lungo e laborioso processo attorno al fuoco non diventi un dovere noioso, è accompagnato da musica, canti e danze, dando così avvio a un’allegra accoglienza del Nuovo Giorno.
Il 30 settembre 2009 Navruz è stato incluso dall’UNESCO nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità; da allora, il 21 marzo è stato proclamato Giornata Internazionale di Navruz.



